Lucchese, tra riconoscenza e futuro

20 aprile 2012 16:43Views:

Che nel calcio la riconoscenza sia merce rara lo si è sempre saputo, anche quando al cospetto si hanno anni di storia. In questo, il “caso” Del Piero, ne è la prova provata. E come sfuggire a questa peculiarità nei campi meno blasonati della massima serie? Ne sa qualcosa Giacomo Lazzini, vincitore, assieme alla sua banda, di un campionato di Eccellenza già acquisito da tempo e con un record forse prossimo ad arrivare. Eppure, a quanto pare, il benservito gli è già stato posto in tavola. L’allenatore della “rinascita rossonera” è stato reso edotto del fatto che a fine stagione dovrà togliere le tende. Il tutto, a fronte di una nuova riorganizzazione che a quanto è dato a sapere, sorprenderà tutto l’ambiente.

Foto Alcide Lucca

TRA PASSATO E FUTURO: Tra le tante accuse sportive, fatte alla gestione Valentini – Giuliani, c’è quella comune di non essere stati in grado di rinnovare e rinforzare, nel tempo, la componente societaria, ma anche quella parte tecnica composta da giocatori e staff tecnico. In molti a suo tempo puntarono il dito contro il mancato acquisto di giocatori di categoria. Altri, avrebbero voluto maggiore esperienza anche in panchina. Poi, tutti sappiamo come finì. Ci fu l’esonero telefonico di mister Favarin, la squadra arrivò settima in campionato, con tanto di fotografie alla classifica, sino ad arrivare al definitivo crack che sancì il secondo fallimento della “Pantera”. Qualcuno potrebbe dire, oggi, che si mancò di professionalità nel non essere stati in grado di guardare avanti, restando fermi sugli allori conquistati. L’attuale proprietà, sta lavorando proprio su questo, decidendo anzitempo di non voler riconfermare la guida tecnica. A breve conosceremo i motivi di questa decisione, o meglio, quello che si vorrà portare a conoscenza di tutti. Certo dispiace oltremodo vedere andar via chi, in questo progetto ha creduto sin dal primo giorno, sebbene il campo dell’Acquedotto sembrava più un mare di speranze che di certezze. Dispiace vedere partire un uomo che tanto impegno ha profuso per questi colori e, che da sempre, ha avuto comportamenti assai corretti verso tutti. Ma il calcio è fatto anche di questi addii, con strade che si dividono, a volte, senza un motivo apparente, ma che nelle stanze dei bottoni appare alquanto chiaro.

SOLO PER LA MAGLIA: E’ questo uno dei motti più gettonati tra le varie tifoserie nostrane e, a mio personalissimo parere, anche uno dei più sacrosanti. In un calcio alla deriva, come quello attuale, rifugiarsi in sentimenti di altri tempi non ha alcun senso. Le “bandiere” nel calcio, sono ormai un ricordo sbiadito dei tifosi nostalgici che davanti ad una pinta di birra rievocano con grande malinconia il calcio che fu. Parlare oggi di giocatori simbolo, allenatori condottieri e presidenti indimenticabili, resta alquanto fuori luogo. Ecco perché bisogna sempre porsi un unico obiettivo. I propri colori. Quelli che rappresentano una fede, un’appartenenza, uno stato sociale. Quelli restano e non sbiadiranno mai. Tutto il resto resterà solamente un ricordo da rievocare nei giorni di magra.

Stefano Cordeschi

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